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Riassortimento wholesale: vendere durante la stagione, sulle vendite reali del rivenditore
Il riassortimento wholesale si decide sui dati di vendita dei negozi. Mentre i multimarca si impegnano meno in preordine, il brand che sa calcolare e proporre il riassortimento giusto conquista ordini che altri si limitano ad aspettare. Metodo, calcolo, minimo, stock e tempi, passo dopo passo.
9 min di lettura ·
In sintesi
- Il riassortimento è una seconda vendita, più piccola e più rapida della campagna vendite: si decide su vendite reali, non su una previsione.
- I programmi continuativi (NOS) si prestano al riassortimento regolare; i capi di collezione al riassortimento occasionale, finché lo stock lo consente.
- La quantità si calcola dalle vendite del rivenditore, dal suo stock residuo e dai tempi di consegna, taglia per taglia.
- Un minimo più basso rispetto al primo ordine elimina il principale ostacolo al riordino durante la stagione.
- Prima di ordinare, il buyer deve sapere cosa è a magazzino, cosa va prodotto e quando gli sarà consegnato.
Cinque settimane dopo la consegna, un negozio ha venduto 15 delle 24 camicie ricevute. Gliene restano 9 e ne vende 3 a settimana: tra tre settimane lo stender sarà vuoto. Se il brand aspetta che la buyer chiami, il riassortimento arriverà dopo la rottura di stock, e la cliente che cercava la sua taglia sarà andata altrove.
Il preordine si gioca mesi prima della stagione, su prototipi e previsioni. Il riassortimento si gioca durante la stagione, quando le vendite in negozio mostrano cosa funziona davvero. Per un brand è spesso la vendita più sicura: il cliente conosce già i prodotti, la decisione è rapida e ogni capo riordinato ha già dimostrato di vendere. Bisogna però organizzarlo: sapere cosa proporre, a chi, da quale stock, con quali tempi e a quali condizioni.
Perché oggi il riassortimento nel wholesale conta di più
I dati dell’Institut français de la mode (IFM) descrivono rivenditori sotto pressione. Nel 2023 i multimarca indipendenti francesi hanno registrato vendite inferiori del 18,7 % rispetto al 2019, contro il 5,6 % del mercato moda nel suo insieme (osservatorio dell’IFM, ripreso da FashionNetwork a febbraio 2024). Nei primi nove mesi del 2025 il mercato francese della moda era ancora in calo dell’1,3 % su base annua, e i 100 brand e insegne del panel IFM segnavano un calo medio dell’1,6 % delle vendite in volume (LSA, novembre 2025).
Un negozio in questa situazione tende a impegnarsi meno in preordine e a tenere da parte una quota del budget, il suo open-to-buy, per la stagione. Per il brand, il riassortimento smette di essere un complemento. È una parte della stagione che si vince, o si perde, settimana dopo settimana.
Riassortimento o preordine: qual è la differenza?
Il primo ordine, o preordine, impegna il rivenditore su una selezione costruita in fiera o in showroom, spesso sei mesi prima che la merce arrivi in negozio. Il brand produce poi in base al totale degli ordini raccolti durante la campagna. Il calendario delle campagne wholesale detta questo ritmo.
Il riassortimento, invece, è un ordine integrativo effettuato durante la stagione per sostituire ciò che è stato venduto. Le quantità sono minori, i tempi più brevi, e riguarda articoli già presenti in negozio o qualche novità disponibile a magazzino.
| Criterio | Preordine | Riassortimento |
|---|---|---|
| Momento | Prima della stagione, in fiera o in showroom | Durante la stagione, al ritmo delle vendite |
| Base della decisione | Previsione e colpo di fulmine del buyer | Vendite rilevate in negozio |
| Provenienza dei capi | Prodotti in base al totale degli ordini | Stock disponibile o piccola produzione integrativa |
| Tempi attesi | Diversi mesi | Da pochi giorni a poche settimane |
Programmi NOS: un impegno sullo stock in cambio di un fatturato regolare
Alcuni articoli non seguono il ritmo delle collezioni: un basico, un best-seller riproposto, un colore storico. Questi programmi, detti NOS («never out of stock») o continuativi, sono pensati per essere disponibili tutto l’anno. Il glossario del wholesale li colloca accanto agli altri termini della vendita B2B.
Richiedono un impegno del brand: tenere stock, o tempi di produzione brevi, per consegnare in qualsiasi momento. In cambio, il rivenditore dispone di un assortimento di base sicuro che non deve ricomprare per intero ogni stagione, e il brand di un fatturato regolare tra una campagna e l’altra.
I capi di collezione, invece, si riassortiscono finché c’è stock, senza promesse oltre. Indicate chiaramente al cliente a quale categoria appartiene ogni articolo. È ciò che gli permette di costruire il proprio assortimento senza brutte sorprese.
Il minimo di riassortimento deve essere più basso di quello di apertura?
Un riassortimento costa meno da gestire di un’apertura di conto: il cliente è noto, le sue condizioni sono fissate, la sua selezione esiste già. Pretendere la stessa soglia del primo ordine spinge il rivenditore ad aspettare, poi a rinunciare.
Molti brand fissano quindi un minimo di riassortimento più basso, per esempio la metà del minimo di apertura o un semplice numero di capi. Il metodo di calcolo resta quello dell’ordine minimo nel wholesale: partire dal costo reale di gestione di un ordine, poi verificare che la soglia corrisponda a un riassortimento realistico per un piccolo negozio.
Riassortimento su richiesta, proposto o automatico
Tre modelli convivono, spesso presso lo stesso brand:
- Su richiesta: il rivenditore riordina quando lo decide. È semplice, ma spesso reagisce troppo tardi, quando la rottura di stock è già visibile in negozio.
- Proposto dal brand: il commerciale segue le vendite del cliente e gli sottopone una proposta quantificata. È l’approccio più efficace per i capi di collezione.
- Automatico: quantità fisse a date fisse, oppure reintegro fino a un livello di stock concordato, in base alle vendite che il rivenditore trasmette. È adatto ai programmi NOS e richiede uno scambio di dati affidabile.
Come calcolare la quantità di un riassortimento
Un buon riassortimento non si indovina. Si calcola a partire da tre numeri: le vendite del rivenditore, il suo stock residuo e i tempi di consegna. Il tasso di vendita, o sell-through, cioè la quota dei capi ricevuti già venduta, indica cosa funziona. Il ritmo settimanale indica quanti capi servono per arrivare alla consegna successiva, e oltre.
Riprendiamo la camicia del negozio:
- Ha ricevuto 24 capi e ne ha venduti 15 in 5 settimane: un sell-through del 62,5 % e un ritmo di 3 capi a settimana.
- Con tempi di consegna di 3 settimane e una copertura desiderata di 4 settimane dopo l’arrivo, le servono 3 × (3 + 4) = 21 capi nel periodo.
- Le restano 24 − 15 = 9 capi: il riassortimento proposto è di 21 − 9 = 12 capi.
- Questi 12 capi si ripartiscono secondo le taglie effettivamente vendute, non secondo la curva taglie del primo ordine: le taglie esaurite non sono sempre quelle che ci si aspettava.
Il calcolo dice anche quando ordinare. Al ritmo di 3 capi a settimana, i 9 capi rimasti coprono esattamente 3 settimane, cioè i tempi di consegna. Ogni settimana di ritardo nella decisione è una settimana senza l’articolo in negozio.
Ottenere le vendite del rivenditore a date fisse
Questi numeri il brand non li ha sempre. La cosa più sicura è chiederli in momenti fissi: quattro settimane dopo la consegna, poi a metà stagione. In uno studio realizzato nel 2017 per la federazione francese del prêt-à-porter femminile e ripreso da FashionNetwork, la società di consulenza Roland Berger raccomandava appunto ai brand di organizzare, durante la stagione, la gestione dell’invenduto del canale wholesale sulla base dei riscontri dal territorio. Il monitoraggio delle vendite serve quindi due volte: proporre un riassortimento su ciò che vende e individuare in tempo un articolo che non vende.
Stock disponibile o da produrre: sapere da dove arriveranno i capi
Prima di proporre un riassortimento, il brand deve sapere da dove arriveranno i capi. Lo stock disponibile si consegna in fretta, ma è limitato e condiviso tra tutti i rivenditori: chi ordina per primo viene servito per primo. Una piccola produzione integrativa è possibile per un best-seller o un programma NOS, a condizione che i tempi di fabbricazione e il minimo della fabbrica lo consentano.
Alcuni brand tengono volutamente una piccola riserva di produzione per i riassortimenti dei loro clienti migliori. In ogni caso, non promettete mai un capo che non esiste né a magazzino né in una produzione pianificata: una rottura annunciata a posteriori costa più di un rifiuto.
Tempi di riassortimento: cosa deve sapere il buyer prima di ordinare
Un riassortimento serve a riempire il negozio mentre la stagione è nel vivo. Se arriva troppo tardi, cade nei saldi e pesa sul margine del rivenditore. Già nel 2018 la federazione tedesca del commercio di moda (BTE) invitava i dettaglianti ad avvicinare le date di consegna alle reali esigenze dei loro clienti (FashionUnited, gennaio 2018). Il riassortimento risponde esattamente a questa attesa, a patto di arrivare in tempo.
Indicate quindi, al momento dell’ordine, cosa è a magazzino, cosa va prodotto e la data di consegna stimata di ogni riga. Inserite infine le vostre condizioni di riassortimento (minimo, tempi, franco) nelle condizioni generali di vendita: in Francia, una volta stabilite, costituiscono la base unica della negoziazione commerciale (articolo L441-1 del Codice di commercio francese). Vi figurano anche le condizioni di pagamento, come spiega l’articolo su acconto e termini di pagamento nel wholesale.
Gli errori più frequenti
- Aspettare che il rivenditore chiami, quando le sue vendite segnalavano la rottura di stock da settimane.
- Riassortire secondo la curva taglie iniziale invece che secondo le vendite reali.
- Applicare al riassortimento lo stesso minimo del primo ordine.
- Promettere un capo senza verificare lo stock disponibile né i tempi di produzione.
- Consegnare un riassortimento di stagione proprio all’inizio dei saldi.
Organizzare il riassortimento: l’ordine dei lavori
Cominciate classificando ogni articolo, NOS o collezione, e comunicatelo ai clienti: tutto il resto dipende da questo. Fissate poi un minimo di riassortimento distinto dal minimo di apertura e inseritelo nelle condizioni generali di vendita, insieme ai tempi e al franco. Mettete in agenda commerciale i due momenti di raccolta delle vendite, a quattro settimane e a metà stagione, e trasformate ciascuno in una proposta quantificata, taglia per taglia. Riservate l’automatico ai NOS. E prima di ogni proposta verificate stock e data di consegna: meglio rinunciare a un riassortimento che arriverebbe durante i saldi.
Domande frequenti
Che differenza c’è tra riassortimento e preordine?
Il preordine si fa prima della stagione, su previsioni, e il brand produce in base al totale degli ordini. Il riassortimento si fa durante la stagione, su vendite rilevate, e attinge quasi sempre allo stock disponibile.
Che cos’è un programma NOS?
NOS significa «never out of stock»: articoli continuativi, disponibili tutto l’anno, che il brand si impegna a poter consegnare in qualsiasi momento. Si prestano al riassortimento regolare, persino automatico.
Come si calcola la quantità di un riassortimento?
Moltiplicate il ritmo di vendita settimanale per il numero di settimane da coprire (tempi di consegna più copertura desiderata), poi sottraete lo stock residuo. Con 3 capi a settimana, 7 settimane da coprire e 9 capi in stock, il riassortimento è di 12 capi. Ripartite poi il risultato secondo le taglie che vendono.
Serve un ordine minimo per un riassortimento?
Sì, ma in genere più basso che per un primo ordine. Un riassortimento costa meno da gestire, e una soglia troppo alta scoraggia il rivenditore dal riordinare durante la stagione.
Quando proporre un riassortimento a un rivenditore?
Nei due momenti in cui si raccolgono le sue vendite: quattro settimane dopo la consegna e a metà stagione. Se lo stock residuo non copre più dei tempi di consegna, la proposta deve partire subito.
Fonti
- Il multimarca che aiuta a internazionalizzare il made in Italy — Università Bocconi
- Alors que Shein, Temu et Amazon grandissent, les acteurs historiques de la mode en France accusent un repli, selon l'IFM — FashionNetwork
- Mode : les ventes risquent de baisser à nouveau en 2026 selon les prévisions de l’Institut français de la mode — LSA
- Comment les marques peuvent contribuer à revaloriser la distribution multimarque — FashionNetwork
- BTE: Liefertermine besser an tatsächlichen Bedarf anpassen — FashionUnited
- Article L441-1 - Code de commerce - Légifrance — Légifrance